SULLE ALI DELLA CREATIVITA'
di Sonia Rossato
Il progetto terapeutico – espressivo denominato “Sulle ali della creatività”, si è svolto al Centro diurno, Programma Socio-Riabilitativo, della Cooperativa Sociale Primula di Valdagno (VI).
Lo scopo del progetto era di offrire agli utenti un orientamento e un sostegno tramite laboratori di teatroterapia, in grado di favorire l’esteriorizzazione spontanea di sensazioni ed emozioni, e stimolare la riarmonizzazione di disfunzioni emotive, comportamentali e relazionali con strumenti pratici volti ad esprimere la completa creatività mediante la scoperta di sé.
Il progetto si è strutturato con una frequenza di sedici incontri complessivi ed ha visto la partecipazione, nel gruppo, di diversi gradi di disabilità, sia corporea (parti del corpo bloccate, difficoltà verbali e uditive), sia mentale (ritardi, sindromi).
I laboratori si sono strutturati in due fasi: la prima fase, che possiamo definire pre-espressiva, si è posta l’obiettivo di mettere gli utenti in contatto con il proprio corpo, ascoltare i propri ritmi interiori, rilassare e riscaldare il corpo, rapportarsi con gli altri, acquisire fiducia in sé stessi, esprimere creativamente le proprie emozioni e trarne conseguenti benefici dal punto di vista fisico; la seconda fase, più espressiva, si è posta l’obiettivo di stimolare la sperimentazione ludica, ossia di apertura al piacere del fare e del creare in maniera teatrale e artistica, conducendo i partecipanti al potenziamento della comunicazione non verbale attraverso i sentimenti, le emozioni e la creatività.
Il livello di partecipazione è stato molto elevato: gli utenti sono stati molto attenti al risultato e si è constatata un’esigenza di conferma, di rassicurazione, di attenzione e dialogo. Inizialmente c’è stata anche una continua ricerca del rapporto uno-a-uno mentre, la consapevolezza di essere un gruppo, l’apertura e l’attenzione verso l’altro, erano praticamente inesistenti. Fin dai primi incontri, infatti, si è notata una accentuata ansia di prestazione: nelle attività svolte assieme diventava più importante fare correttamente e bene l’esercizio proposto, tanto da cercare di imitare gli esempi dati dai formatori, senza alcuna rielaborazione e senza esprimere un proprio sentire in vai autonoma. Non riuscivano a comprendere, infatti, che l’importante è il processo, non tanto il risultato.
Le difficoltà riscontrate sono state molteplici e di non facile soluzione, con un utente in particolare, il più difficile, che aveva la tendenza a non seguire la consegna o l’attività proposta, cercando qualsiasi scusa per attirare l’attenzione e disturbare la concentrazione in ciò che si stava facendo. Il più delle volte si alzava e se ne andava senza rispettare l’orario di fine incontro. Se poi riteneva che il laboratorio non fosse consono alle sue aspettative, non collaborava, manifestando una continua necessità di dirigere gli incontri.
La differente modalità di apertura e chiusura degli utenti alle attività proposte, ha stimolato una diversa modalità di azione, tanto che inizialmente si pensava di dividere il gruppo e di lavorare con i sotto-gruppi risultanti in modo differenziato. Alla fine, invece, siamo intervenuti sull’obiettivo, cercando di sviluppare maggiormente il senso del gruppo mediante la condivisione degli elaborati, degli spazi, del tempo e dell’attenzione, e rafforzando la percezione della realtà attraverso l’utilizzo di differenti oggetti transazionali (foglie, gomitoli di lana, grandi teli, nastri colorati, palla).
Questa esperienza mi ha aiutata a comprendere quanto importante sia la figura del conduttore e quanto costantemente bisogna lavorare su se stessi, prima di potersi relazionare e porsi a guida ad un gruppo. Ho potuto constatare che gli utenti seguono maggiormente il conduttore che è dotato di un buon livello di autostima, è capace di coordinare con fiducia, gentilezza, chiarezza, ma soprattutto con flessibilità, l’attività rivolta ai partecipanti. Ho riscontrato che è quasi impossibile, lavorare e soddisfare in maniera contemporanea e adeguata le esigenze di tutti, per questo è necessario accettare i limiti e farne una risorsa: essere perfezionisti e seguire uno schema predeterminato, irrigidisce e non permette di rimanere in ascolto. Ho trovato importante non avere paura di sperimentare, migliorarsi, allargare le proprie conoscenze, arricchire la propria ricerca, rimanendo sempre aperti al cambiamento.
In ogni gruppo ci saranno sempre soggetti per i quali una qualsiasi attività o consegna, per semplice che sia, rappresenta un ostacolo così grande da bloccarli, da farli rinunciare alle richieste proposte, da disorientarli. Per questo è importante che il conduttore comunichi costantemente ai partecipanti fiducia e credibilità sulle loro risorse e potenzialità, dando visibilità ai progressi raggiunti e manifestando il piacere di stare con loro. Altrettanto importante è il possesso della giusta dose di umiltà che consenta di imparare dagli errori, accettando i limiti di ognuno.
Ho notato, lavorando con il gruppo, quanta energia sia necessaria per dare stimoli; per riuscire a far abbassare, un po’ alla volta, le difese e le resistenze; per far emergere il Sé più spontaneo e più intimo; per incentivare la creatività. Sono così giunta a comprendere l’importanza di aver cura anche di sé stessi, ricercando un’importante carica sia prima, durante e dopo il lavoro.
Altro aspetto che ho avuto modo di comprendere è l’importanza della scelta del momento da proporre l’attività. Secondo quanto ho potuto apprendere dall’esperienza fatta è importante assecondare lo stato d’animo dell’utente e il proprio livello di energia. Il conduttore deve ascoltarsi ed essere presente, deve saper rivolgersi, come per magia, a quella voce silenziosa presente in ognuno e che ama essere interpellata.
Il conduttore non deve aver timore di modificare o integrare il progetto o le attività programmate, ma deve fidarsi delle indicazioni che arrivano dalla reazione di chi partecipa all’attività; quando si propone qualche cosa che non viene accolto favorevolmente, non bisogna avere il timore di modificare o addirittura abbandonare la proposta ispirandosi al desiderio, alla predisposizione e necessità del momento.
Mi viene da usare una metafora, quella di una danza: “ci sono momenti in cui il conduttore conduce la danza con il gruppo, altri in cui il gruppo conosce già i passi e ne assume la guida”.