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Teatro Narrativo

Parlare di narrazione non è cosa semplice, va ben oltre il semplice racconto di una storia, l’espressione di un messaggio o un monologo recitato, essa si appropria della vita di ognuno di noi e porta con sé tutte le forme artistiche che ci accompagnano. Brunner sostiene che la vita stessa è narrazione in quanto storia.

Narrazione Narrare per l’uomo è un desiderio primario perché aiuta a comprendere e a codificare la vita attraverso gli avvenimenti, le esperienze e il vissuto stesso. Infatti la storia non è altro che un avvenimento accaduto a noi stessi o ad altri che viene poi raccontato o scritto in prima persona o da altri. Raccontare può diventare mezzo di elaborazione di un vissuto, di un esperienza e di quello che circonda un individuo permettendogli anche un aiuto di tipo psicologico. Raccontare permette anche di portare alla luce esperienze infantili, ormai rimosse e attraverso la consapevolezza, contribuisce a liberare verità nascoste rimaste per molto tempo nel proprio inconscio. Narrare può appartenere ad un indirizzo insito nella teatroterapia, perché esso è un mezzo di espressione individuale di avvenimenti mai raccontati.

Nella narrazione la realtà viene poi trasformata e codificata a seconda di chi la racconta. Quello che è realmente successo, cioè il fatto nel momento in cui è accaduto, dopo un po’ di tempo viene inevitabilmente modificato nei dettagli, grazie alle espressioni emotive di chi scrive o espone.

Capita spesso che si creino situazioni inesistenti, dettate dall’immaginazione, dalla creatività, dall’emozione o dal vissuto stesso di chi ha il compito di trasmettere l’evento. Una situazione può essere raccontata in diversi modi da più persone e più il racconto passa di mano più la fantasia e il pensiero permette di inserire nuovi eventi che vanno ad arricchire il fatto, diventando così storia.

Tutti noi raccontiamo perché esiste il desiderio di comunicare e ciò che riveliamo va ad intrecciare altre storie che ci vengono trasmesse e che vanno a sfilare la matassa della nostra vita in un ininterrotto monologo che raccoglie episodi reali e fantastici, che poi diventa la storia di ognuno di noi.

Il narratore a teatro si incarica di elaborare la storia e di comunicarla al pubblico con una propria modalità, ricca di espressioni, gesti, sospensioni, accelerazioni, immagini, dialoghi, pause, ritmi… in modo da permettere all’ascoltatore di sentirsi partecipe all’evento, come fosse presente a ciò che è accaduto, o che sta per accadere.

Una delle capacità di chi narra è quella di andare a ricercare la memoria collettiva culturale e i mezzi di comunicazione di chi ascolta, nei fatti e nel quotidiano di ognuno. L’oralità si fa quindi testo e coinvolge lo spettatore, grazie all’interazione volontaria di chi la produce. La presenza del pubblico è necessaria perché la comunicazione possa fluire. “Se non ci sei tu, non posso dire questo segreto”.

Narrazione Il pubblico si sente, in questo modo, partecipe e l’evento diventa unico nel suo genere, creato nel contesto della narrazione stessa, perché gli eventi sembrano stiano per accadere proprio in quel momento, i personaggi sembra siano presenti tra il pubblico, ognuno si sente complice di ciò che viene narrato…

Il narratore è il canale creativo della storia, ad ogni racconto riesce a stupire se stesso e a trasmettere quell’emozione ricca di imprevisti e sorprese. Lo spettatore deve essere contagiato da ciò che viene narrato e diventa partecipe alla storia anche se non era presente.