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Conveno Teatroterapia a Feltre

INTRODUZIONE al 3° Convegno della Federazione Italiana Teatroterapia di FELTRE (BL)
Quando nel 1988 iniziammo ad usare il termine Teatroterapia per definire i molti processi di cambiamento che si innescano nelle persone che fanno un certo tipo di teatro corporeo e vocale, capimmo subito che sarebbe stato possibile cercare le radici della recitazione nei suoi aspetti rituali pre-espressivi e che, con essi, avremmo trovato le fondamenta della psicoterapia a mediazione teatrale. Nei primi anni Novanta la definizione pratica e teorica della nuova disciplina ebbe sostegno da diverse psicoterapie attive di gruppo già ben definite epistemologicamente, tra cui si annovera oltre alle tecniche immaginative ispirate a Jung, lo psicodramma di Morene, la Bioenergetica di Lowin ed altre. Ma ben presto fu il teatro e i suoi "metodi" a sbalestrare ogni setting conosciuto. L'arte dell'attore apparve fin da subito il primo e più importante terreno fertile per sviluppare la materia che stava per prendere sempre più un carattere definitivo. Nel teatro si possono trasmettere delle tecniche, ma queste sono di solito guidate da un'etica - il come, il quando e il perché della tecnica - difficilmente si può trasmettere un metodo, più che altro si trasmette un percorso di ricerca. Da questo punto di vista è, ormai, comunemente accettata l'idea che Jerzy Grotowski sia la persona che nel secondo Novecento abbia maggiormente approfondito la ricerca sull'attore, partita da Stanislavskij, e che il lavoro promosso da Eugenio Barba sulle improvvisazioni, sul montaggio della partitura, sulla drammaturgia dell'attore sia molto interessante e affascinante per noi. Il linguaggio gestuale che ogni attore ha liberamente elaborato per esprimere le sue particolari intime passioni ed ossessioni, messo a punto attraverso un lavoro continuo d'esercizi, è fonte inesauribile di creatività artistica e psicologica. Alcune di queste tematiche sono state messe a fuoco nei recenti convegni che la Federazione Italiana Teatroterapia, associazione che raccoglie operatori del settore, ha promosso in due atenei propensi a "considerare la riforma universitaria come ridefinizione di un organismo preposto, non solo alla trasmissione del sapere, ma anche come laboratorio di ricerca scientifica e umanistica". Interviene in questo senso il prof. Gaetano Bonetta, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia di Chieti, che ospitò il 2° Convegno Nazionale della F.I.T.T. nel novembre 2001. Siamo ora al terzo appuntamento che si svolgerà all'Università IULM di Feltre sul tema degli ambiti di intervento della teatroterapia.
Walter Orioli

COSA DEFINIAMO COME TEATROTERAPIA
Si definisce Teatroterapia la messa in scena dei propri vissuti, all'intemo di un gruppo, con il supporto di alcuni principi di presenza scenica derivati dall'arte dell'attore. Essa implica l'educazione alla sensibilità e alla percezione del proprio movimento corporeo e vocale, agisce attraverso la rappresentazione di personaggi extraquotidiani (principalmente improvvisati), ma implica un minuzioso lavoro pre-espressivo indispensabile alla creazione di quell'Altro da sé che rende possibile e consapevole la reazione terapeutica. Si può affermare che l'obiettivo della seduta di teatroterapia è rendere armonico il rapporto tra corpo, voce, mente e spirito nella relazione con l'altro, gli altri, se stesso e la propria creatività interpretativa. In questi anni abbiamo constatato che gli effetti delle sedute di gruppo continuano a produrre risultati sul singolo a distanza di tempo, in quanto gli stimoli ricevuti entrano a far parte di un'esperienza profonda che la persona può integrare nella vita di tutti i giorni. Sappiamo che la Teatroterapia non produce diagnosi, ne interpretazioni psicologiche, ma rafforza nuove visioni di sé, pertanto non può sostituire cure psicoterapeutiche, ma affiancarle.

CAMPI D'INTERVENTO DELLA TEATROTERAPIA
Nell'ambito preventivo la pratica dell'attore agisce su eventuali blocchi nella creatività che si manifestano in resistenze ad assumere nuovi ruoli e farli propri. In primis il lavoro attoriale rende mobile la carica pulsionale ricreando quel piacere verso gli oggetti conflittuali. La spontaneità di recitare e di mostrarsi, rinvigorisce il dialogo ulteriore tra corpo, mente, spirito, creando le condizioni transpersonali per l'evoluzione o semplicemente per migliorare le relazioni con l'altro. In ambito psicoterapeutico la Teatroterapia induce la persona con gradualità a riprendere contatto con il corpo, la voce, il patrimonio gestuale, la ritualità e infine l'espressione artistica. In particolare mette in contatto parti scisse della personalità, premessa indispensabile per poterle integrare e accettare nel proprio Sé. Come forma di psicoterapia attiva è adatta soprattutto per soggetti nevrotici non strutturati o, al contrario, troppo strutturati, i quali possono scoprire le capacità perdute, ma anche i casi di "border line" che, proprio attraverso la ripetizione, trovano quella definizione che permette loro di sviluppare l'io adulto. Nelle depressioni, come nelle forme d'autismo, il teatro lentamente apre spiragli di comunicazione che sono il preludio al cambiamento. La Teatroterapia non sembra adatta nei casi di psicosi grave, ma al momento non è ancora stata sperimentata a sufficienza per rendere definitiva questa posizione. In campo riabilitativo il teatro è impiegato per scopi di risocializzazione di carcerati, tossicodipendenti, persone diversamente abili, non vedenti, ecc. Con queste persone in difficoltà, il teatro diventa l'attività che riporta il soggetto in contatto con la sua spontaneità aiutandolo a riscattarsi dalle paure del passato. L'obiettivo è di ricostruire una personalità traumatizzata e chiusa che si apre pian piano, attraverso l'interpretazione di ruoli, al possibile futuro. Negli ambiti della comunicazione educativa e formativa gli scenari che si aprono sono molteplici: dal teatro ben conosciuto nelle scuole, al teatro nelle aziende in via di sperimentazione, al teatro come strumento di messa a fuoco delle esigenze di un territorio, in architettura per esempio. Non per ultimo, il teatro che si realizza in teatroterapia è un fatto artistico che riveste un ruolo specifico nel campo delle arti teatrali. In quest'ambito, nonostante la finalità non sia quella specifica della produzione artistica, è innegabile la funzione evolutiva, di scoperta e trasformazione di sé, durante la costruzione dello spettacolo. Indubbiamente l'allestimento tecnico della scena non ha la priorità del processo terapeutico, ma non si possono negare i risvolti psicologici che avvengono nelle persone e nel gruppo durante la transizione allo spettacolo.

IN CONCLUSIONE
Riteniamo che la teatroterapia stia portando un contributo specifico in numerosi campi con finalità di alleviare sofferenze psicologiche più o meno gravi di cui tutti noi soffriamo, sia pur in grado diverso.